News - SISTRI e obbligo di iscrizione: la spada di Damocle della gestione rifiuti

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SISTRI e obbligo di iscrizione: la spada di Damocle della gestione rifiuti

SISTRI e obbligo di iscrizione: la spada di Damocle della gestione rifiuti

Quella del SISTRI (Sistema di controllo della Tracciabilità dei Rifiuti) è una vicenda complessa: pur essendo stato istituito diversi anni or sono, infatti, subito è stata chiara da una parte la complessità del sistema stesso, dall’altra la difficoltà degli attori in gioco ad adeguarsi dal punto di vista informatico e tecnico. Una situazione che ha fatto sì che questo progetto funzioni solo in parte rispetto al progetto iniziale.

Nonostante di anno in anno ne vengano confermate le modalità, si tratta però di una normativa che pende un po’ come una spada di Damocle sulle imprese e sulla loro gestione dei rifiuti: insomma, sarebbe bene mettersi in regola perché in realtà gli obblighi già esistono, anche se attualmente chi non adempie alla normativa non viene sanzionato, eccetto per ciò che riguarda l’obbligatorietà dell’iscrizione. In questo modo le aziende sarebbero pronte a eventuali cambiamenti nella normativa da una parte e da potrebbero vantare una più trasparente gestione dei rifiuti aziendali dall’altra.

Andiamo però con ordine: innanzitutto, cos’è il SISTRI? E perché è stato creato? Si tratta di un sistema istituito per consentire l’informatizzazione della tracciabilità dei rifiuti, così da combattere l’illegalità che purtroppo spesso si riscontra nel settore della gestione dei rifiuti.

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SISTRI e obbligo di iscrizione: la spada di Damocle della gestione rifiuti

SISTRI e obbligo di iscrizione: la spada di Damocle della gestione rifiuti

Quella del SISTRI (Sistema di controllo della Tracciabilità dei Rifiuti) è una vicenda complessa: pur essendo stato istituito diversi anni or sono, infatti, subito è stata chiara da una parte la complessità del sistema stesso, dall’altra la difficoltà degli attori in gioco ad adeguarsi dal punto di vista informatico e tecnico. Una situazione che ha fatto sì che questo progetto funzioni solo in parte rispetto al progetto iniziale.

Nonostante di anno in anno ne vengano confermate le modalità, si tratta però di una normativa che pende un po’ come una spada di Damocle sulle imprese e sulla loro gestione dei rifiuti: insomma, sarebbe bene mettersi in regola perché in realtà gli obblighi già esistono, anche se attualmente chi non adempie alla normativa non viene sanzionato, eccetto per ciò che riguarda l’obbligatorietà dell’iscrizione. In questo modo le aziende sarebbero pronte a eventuali cambiamenti nella normativa da una parte e da potrebbero vantare una più trasparente gestione dei rifiuti aziendali dall’altra.

Andiamo però con ordine: innanzitutto, cos’è il SISTRI? E perché è stato creato? Si tratta di un sistema istituito per consentire l’informatizzazione della tracciabilità dei rifiuti, così da combattere l’illegalità che purtroppo spesso si riscontra nel settore della gestione dei rifiuti.

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SISTRI: obbligo di iscrizione

Devono obbligatoriamente iscriversi al SISTRI (e la mancata iscrizione comporta delle sanzioni) gli enti e le imprese con più di dieci dipendenti produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi derivanti da una serie di attività (demolizione, costruzione, scavo, lavorazioni industriali e artigianali, attività commerciali, di servizio e sanitarie, ma anche attività agricole e agroindustriali eccetto gli imprenditori agricoli, e attività di pesca escluse quelle iscritte alla Sezione Speciale “Imprese Agricole” del Registro delle Imprese), gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi che effettuano attività di stoccaggio, i trasportatori a titolo professionale di rifiuti pericolosi, i gestori di rifiuti pericolosi, i nuovi produttori di rifiuti, gli operatori del trasporto intermodale marittimo e ferroviario e ancora i trasportatori in conto proprio di rifiuti pericolosi e gli enti e le imprese che effettuano raccolta, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani nella Regione Campania.

Accanto a questi soggetti che hanno l’obbligo di iscrizione al SISTRI, ve ne sono altri per cui l’adesione è volontaria: sono ad esempio enti e imprese fino a dieci dipendenti produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi, anche da attività agricole e agroindustriali, di pesca professionale e acquacoltura (in questi casi indipendentemente dal numero di dipendenti), o ancora enti e imprese produttori iniziali di rifiuti non pericolosi, trasportatori professionali o in conto proprio di rifiuti speciali non pericolosi, trasportatori in conto proprio di rifiuti speciali pericolosi non iscritti in categoria 5 e comunque non obbligati come produttori (con meno di 10 dipendenti), i trasportatori di rifiuti urbani del territorio di Regioni diverse dalla Regione Campania, i gestori di rifiuti non pericolosi e infine i nuovi produttori di rifiuti non pericolosi derivanti da attività di trattamento di rifiuti non pericolosi.

Perché dovrei utilizzare il SISTRI?

Abbiamo visto sopra che per determinate categorie di imprese esiste un preciso obbligo di iscrizione al SISTRI e che l’inadempienza a questa norma comporta sanzioni. Ma, una volta iscritto, perché dovrei utilizzare davvero questo sistema di tracciamento?

La prima ragione è naturalmente quella che si tratta comunque di un obbligo di legge. Le aziende delle categorie sopra citate sono tenute ad utilizzarlo: il fatto che non siano attualmente previste sanzioni per chi, pur essendo iscritto, non usa il SISTRI, non fa in nessun modo decadere l’obbligo né legale né morale. E già questo potrebbe essere un motivo sufficiente.

La seconda ragione è nel fatto che sono ormai anni che le modalità vengono confermate, ivi compresa l’assenza di sanzioni: non è però detto che continui così per sempre. Ormai da tempo le imprese (che sarebbero tenute ad utilizzarlo) dovrebbero conoscerlo molto bene: se un giorno si dovesse decidere di rendere sanzionabile il non corretto utilizzo, non ci sarebbero scuse. Ecco perché sarebbe bene iniziare a comprenderne il funzionamento e a formare il personale ora che non ci sono conseguenze.

Terzo, ma non meno importante, motivo sono le certificazioni ambientali: il non rispetto della normativa sul SISTRI può essere una buona ragione per non rilasciare ad esempio la certificazione ISO 14001, ma anche altre attestazioni relative alla tutela dell’ambiente. D’altra parte, si tratta pur sempre di una norma che riguarda la corretta gestione di rifiuti pericolosi, quindi anche con un potenziale impatto importante dal punto di vista ecologico.