News - Sistemi collettivi e sistemi individuali: come possono organizzarsi i produttori di AEE?

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Sistemi collettivi e sistemi individuali: come possono organizzarsi i produttori di AEE?

Sistemi collettivi e sistemi individuali: come possono organizzarsi i produttori di AEE?

Ogni giorno vengono immesse sul mercato migliaia e migliaia di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, che vanno dalle più piccole quali cellulari, sveglie e simili alle più grandi come ad esempio i frigoriferi industriali. Una miriade di oggetti, tutti diversi tra loro, che vanno ritirati e smaltiti nel modo corretto da una parte perché non inquinino e dall’altra perché i materiali che li compongono possano essere recuperati e riciclati.

Un procedimento che, come è evidente, comporta il lavoro di diversi attori e quindi anche un esborso economico: ma chi sostiene questi costi? La legge prevede che siano gli stessi produttori di AEE ad adempiere all’obbligo di ritiro delle apparecchiature da loro immesse sul mercato una volta giunte al fine vita. È però altrettanto evidente che un produttore è impossibilitato ad andare a recuperare una ad una le apparecchiature una volta che sono giunte in mano all’utilizzatore finale: la soluzione è dunque quella di organizzarsi a livello nazionale prendendo i necessari con ogni Comune, che si occupano di ricevere le apparecchiature buttate dai cittadini. Dalle piazzole ecologiche comunali i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) devono poi essere recuperati e avviati a smaltimento o riciclo nel modo corretto.

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Sistemi collettivi e sistemi individuali: come possono organizzarsi i produttori di AEE?

Sistemi collettivi e sistemi individuali: come possono organizzarsi i produttori di AEE?

Ogni giorno vengono immesse sul mercato migliaia e migliaia di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, che vanno dalle più piccole quali cellulari, sveglie e simili alle più grandi come ad esempio i frigoriferi industriali. Una miriade di oggetti, tutti diversi tra loro, che vanno ritirati e smaltiti nel modo corretto da una parte perché non inquinino e dall’altra perché i materiali che li compongono possano essere recuperati e riciclati.

Un procedimento che, come è evidente, comporta il lavoro di diversi attori e quindi anche un esborso economico: ma chi sostiene questi costi? La legge prevede che siano gli stessi produttori di AEE ad adempiere all’obbligo di ritiro delle apparecchiature da loro immesse sul mercato una volta giunte al fine vita. È però altrettanto evidente che un produttore è impossibilitato ad andare a recuperare una ad una le apparecchiature una volta che sono giunte in mano all’utilizzatore finale: la soluzione è dunque quella di organizzarsi a livello nazionale prendendo i necessari con ogni Comune, che si occupano di ricevere le apparecchiature buttate dai cittadini. Dalle piazzole ecologiche comunali i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) devono poi essere recuperati e avviati a smaltimento o riciclo nel modo corretto.

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I sistemi individuali per il ritiro degli AEE

Se il procedimento è chiaro nelle sue linee guida di base, la sua messa in atto non è così semplice. La legge prevede infatti che le aziende possano scegliere di realizzare un cosiddetto “sistema individuale”: questo significa che ciascun produttore si organizza per essere in grado di andare a raccogliere i RAEE in modo autonomo.

Cosa comporta questa decisione dal punto di vista pratico? Innanzitutto l’azienda dovrebbe stilare un piano preciso di raccolta di questi RAEE su tutto il territorio nazionale e ottenere l’approvazione del normatore, che valuta se quanto deciso dal produttore sia valido o meno. Tecnicamente si tratta di un processo molto complesso, anche perché non esistono allo stato attuale modelli precostituiti cui attenersi e questo è il primo grande scoglio. Il secondo, certo non più piccolo, è che ogni azienda dovrebbe sottoscrivere specifiche convenzioni con ogni Comune italiano, il tutto dovrebbe essere certificato e, infine, approvato dal normatore, con il rischio oltretutto di dover ricominciare da capo se alcune o tutte queste convenzioni non dovessero essere accettate.

Il sistema è dunque molto complesso proprio per la natura stessa del problema del ritiro di questi rifiuti, che possono essere sparsi ovunque e richiedono un intervento capillare in ogni zona d’Italia, rendendo di fatto difficile per le aziende agire singolarmente. Il che spiega perché fino ad ora non vi siano casi di produttori che abbiano scelto questa strada.

I sistemi collettivi per il ritiro degli AEE

Quella del sistema individuale non è però – per fortuna – l’unica strada a disposizione dei produttori di AEE, che di norma scelgono di aderire a un sistema collettivo quale appunto Ecodom, che nel campo dei RAEE è la più grande realtà italiana. Per le aziende a questo punto tutto diventa molto più semplice: in fase di iscrizione al registro AEE devono semplicemente dichiarare l’adesione a uno di questi sistemi e dunque affidare a loro il compito assegnato dalla legge.

I sistemi collettivi, creati proprio per dare risposte concrete alle imprese che devono soddisfare questo obbligo, sono già infatti organizzati in tutto e per tutto, tutto ciò che si deve fare è aderire: hanno un piano preciso di raccolta, hanno le dovute convenzioni, certificazioni, autorizzazioni e approvazioni e sono presenti in modo capillare in tutta Italia. Non solo: gestendo il ritiro dei RAEE per un grande numero di produttori, i sistemi collettivi di dimensioni maggiori riescono ad applicare economie di scala che rendono il processo vantaggioso anche dal punto di vista economico.

Di fondamentale importanza è anche la reputazione sul mercato della realtà cui si decide di affidarsi, in quanto la responsabilità di una cattiva gestione dei rifiuti ricade sempre anche sull’azienda che li ha prodotti e sui loro amministratori.