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La Cina dice no all’importazione di carta e plastica da riciclare: l’Europa, messa alle strette, vede alzarsi i prezzi

La Cina dice no all’importazione di carta e plastica da riciclare: l’Europa, messa alle strette, vede alzarsi i prezzi

Aziende e cittadini europei sono senza dubbio tra i più virtuosi del mondo: carta e plastica pronte per il riciclo vengono attentamente separate e preparate per affrontare il percorso che darà loro nuova vita. Ciò che molti non sanno, però, è dove questa carta e questa plastica vengono realmente riciclate: fino a qualche mese fa, il mercato più ricettivo era quello della Cina, che acquistava gran parte di queste materie dall’Europa e le avviava a riciclo per soddisfare una richiesta interna molto pressante, in quanto la Cina è notoriamente uno dei maggiori produttori di beni di consumo. Questo fino a quando, qualche mese fa, il governo cinese ha decisamente cambiato le carte in tavola: non potranno entrare nel Paese plastica e carta da riciclare che presentino più dello 0,03% di impurità. In altre parole, nei fatti un blocco pressoché totale: “Ora la Cina sta chiudendo le frontiere dei residui riciclabili. Il mercato europeo dei prodotti rigenerati è troppo piccolo rispetto all’offerta smisurata di materiali da riciclare. Così in tutta Europa e anche in Italia la rigenerazione rallenta e i magazzini si intasano di materiali da riciclare che non trovano sbocchi di mercato”, come si legge nell’articolo de Il Sole 24 Ore a titolo “La Cina blocca l’import di rifiuti, caos riciclo in Europa

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La Cina dice no all’importazione di carta e plastica da riciclare: l’Europa, messa alle strette, vede alzarsi i prezzi

La Cina dice no all’importazione di carta e plastica da riciclare: l’Europa, messa alle strette, vede alzarsi i prezzi

Aziende e cittadini europei sono senza dubbio tra i più virtuosi del mondo: carta e plastica pronte per il riciclo vengono attentamente separate e preparate per affrontare il percorso che darà loro nuova vita. Ciò che molti non sanno, però, è dove questa carta e questa plastica vengono realmente riciclate: fino a qualche mese fa, il mercato più ricettivo era quello della Cina, che acquistava gran parte di queste materie dall’Europa e le avviava a riciclo per soddisfare una richiesta interna molto pressante, in quanto la Cina è notoriamente uno dei maggiori produttori di beni di consumo. Questo fino a quando, qualche mese fa, il governo cinese ha decisamente cambiato le carte in tavola: non potranno entrare nel Paese plastica e carta da riciclare che presentino più dello 0,03% di impurità. In altre parole, nei fatti un blocco pressoché totale: “Ora la Cina sta chiudendo le frontiere dei residui riciclabili. Il mercato europeo dei prodotti rigenerati è troppo piccolo rispetto all’offerta smisurata di materiali da riciclare. Così in tutta Europa e anche in Italia la rigenerazione rallenta e i magazzini si intasano di materiali da riciclare che non trovano sbocchi di mercato”, come si legge nell’articolo de Il Sole 24 Ore a titolo “La Cina blocca l’import di rifiuti, caos riciclo in Europa

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Insomma, la Cina non importa più i rifiuti europei e la capacità di riciclo dell’Europa non è sufficiente a trattare la quantità di carta e plastica prodotte da aziende e cittadini: una soluzione almeno parziale? Gli impianti di recupero energia, per ricavare da questi materiali quantomeno energia da utilizzarsi per i più diversi scopi. Anche questa soluzione di ripiego mostra però la corda davanti ai numeri: milioni di tonnellate di carta e plastica che, letteralmente, l’Europa non sa più dove mettere.

Se c’è da aspettarsi che con il tempo la situazione si stabilizzerà, con un adeguamento delle strutture europee destinate al riciclo e/o con l’apertura di nuovi mercati che vadano a sostituire quello improvvisamente interrotto dalla Cina, questa situazione non poteva d’altra parte non creare un effetto domino su tutta la filiera dei rifiuti: ciò che fino a non molto tempo fa produceva un reddito (la vendita di carta e plastica da macero alla Cina) si è ora trasformato in un costo vivo (la necessità di pagare impianti di riciclaggio e inceneritori che, davanti a una domanda molto più abbondante dell’offerta, non solo fanno crollare il prezzo di questi materiali, ma possono anche richiedere un corrispettivo per il loro trattamento). Una situazione che, inevitabilmente, si riversa sulle aziende che devono smaltire imballaggi di vario tipo, ma anche sui Comuni e più in generale su tutti coloro che devono provvedere allo smaltimento di carta e plastica.