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La corretta classificazione dei rifiuti e l’obbligo di analisi

La corretta classificazione dei rifiuti e l’obbligo di analisi

La normativa prevede che i rifiuti vengano correttamente classificati innanzitutto assegnando a ciascuno di essi un preciso codice CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti), una stringa di sei numeri che ha come scopo proprio quello di identificare un rifiuto in genere partendo dal processo produttivo da cui ha origine.

La distinzione principale è naturalmente tra i codici CER classificati come non pericolosi e pericolosi, dove questi ultimi sono facilmente identificabili grazie all'asterisco posto alla fine della stringa numerica. L’attribuzione del giusto codice CER è il primo passo verso il corretto smaltimento del rifiuto stesso lungo tutta la filiera, che comprende la raccolta presso il sito produttivo o commerciale, il trasporto con mezzi idonei e quindi il suo conferimento per smaltimento o riciclo.

Per classificare i rifiuti nel modo corretto può essere necessario prevedere delle analisi chimiche in laboratorio (definite “analisi di caratterizzazione del rifiuto”) così come previsto dalla legge, da ripetersi secondo scadenze e modalità precise. Vediamo dunque quali rifiuti possono e devono essere analizzati e quelli invece che richiedono una soluzione alternativa.

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La corretta classificazione dei rifiuti e l’obbligo di analisi

La corretta classificazione dei rifiuti e l’obbligo di analisi

La normativa prevede che i rifiuti vengano correttamente classificati innanzitutto assegnando a ciascuno di essi un preciso codice CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti), una stringa di sei numeri che ha come scopo proprio quello di identificare un rifiuto in genere partendo dal processo produttivo da cui ha origine.

La distinzione principale è naturalmente tra i codici CER classificati come non pericolosi e pericolosi, dove questi ultimi sono facilmente identificabili grazie all'asterisco posto alla fine della stringa numerica. L’attribuzione del giusto codice CER è il primo passo verso il corretto smaltimento del rifiuto stesso lungo tutta la filiera, che comprende la raccolta presso il sito produttivo o commerciale, il trasporto con mezzi idonei e quindi il suo conferimento per smaltimento o riciclo.

Per classificare i rifiuti nel modo corretto può essere necessario prevedere delle analisi chimiche in laboratorio (definite “analisi di caratterizzazione del rifiuto”) così come previsto dalla legge, da ripetersi secondo scadenze e modalità precise. Vediamo dunque quali rifiuti possono e devono essere analizzati e quelli invece che richiedono una soluzione alternativa.

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Rifiuti aziendali analizzabili e non

Una corretta classificazione del rifiuto richiede in alcuni casi di procedere a delle analisi per caratterizzarlo: pur non essendovi un obbligo normativo generale, infatti, vi sono casi in cui la legge prevede espressamente questa operazione. Questi casi sono il conferimento in discarica, il conferimento a forme di recupero in procedura semplificata e la presenza di codici a specchio, cioè di codici CER che presentano la possibilità di classificazione sia come rifiuti pericolosi sia come rifiuti non pericolosi.

A seconda del caso la frequenza con cui è necessario classificare il rifiuto può essere annuale, biennale, coincidere con le modifiche sostanziali del ciclo di produzione del rifiuto o ancora all’atto del primo conferimento. Vi è poi un altro caso ed è quello in cui è il provvedimento di autorizzazione del destinatario dei rifiuti a imporre la sua caratterizzazione ai fini della sua accettabilità, imponendo di conseguenza le relative periodicità.

All’interno di quest’ultima casistica possono rientrare i rifiuti con codice CER pericoloso “assoluto”, cioè quei rifiuti che non hanno un CER corrispondente non pericoloso, per i quali di norma non è necessaria un’analisi per la classificazione, ma che possono prevedere un’analisi di caratterizzazione ai fini dell’accettabilità presso l’impianto di destinazione.

Quando un rifiuto necessita un’analisi di caratterizzazione, il produttore dello stesso deve effettuare un campionamento da inviare al laboratorio di analisi selezionato, accompagnato da indicazioni sul ciclo produttivo di provenienza e sulle sostanze che lo compongono. Il laboratorio procede quindi ad analizzare il rifiuto, attribuendogli il codice CER più appropriato ed evidenziando le sostanze pericolose contenute nel campione e con conseguenti caratteristiche di pericolo. Per effettuare queste operazioni è preferibile servirsi di laboratori accreditati e certificati.

Eventuali prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale del produttore sulle analisi dei rifiuti

Di norma, in assenza di variazioni del processo produttivo, le analisi di laboratorio sui rifiuti vanno ripetute con le periodicità sopra descritte. Vi sono però casi particolari in cui l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) prevede controlli più ravvicinati, ad esempio semestrali o secondo cadenze diverse: in assenza di prescrizioni particolari di questo tipo è però possibile tenere conto di una cadenza annuale.

Per effettuare le analisi, rispettare le scadenze e assicurarsi che tutto si svolga secondo le regole è possibile rivolgersi a strutture specializzate che supportino l’azienda in questo compito che, lo ricordiamo, non è però delegabile. Ecodom è in grado di fornire un supporto specializzato nella campionatura, nell’invio al laboratorio, nella gestione dello scadenziario e in tutto ciò che riguarda la corretta classificazione dei rifiuti aziendali. L’analisi di classificazione del rifiuto dovrà poi essere conservata per essere inviata di volta in volta agli impianti di destino per poter smaltire i relativi rifiuti.